FASE 2 – COVID – Visite agli immobili

DPCM 26 aprile e FAQ: visite agli immobili permesse oppure no? Facciamo chiarezza

In queste ore sta tenendo banco la questione riguardante le visite agli immobili durante la Fase 2. Appuntamenti sul posto sì, oppure no? La domanda che tutti gli Agenti Immobiliari si stanno ponendo è se le visite agli immobili durante la Fase 2 si possano fare. Il DPCM 26 aprile e le relative FAQ non hanno fatto chiarezza rispetto al permesso di visitare gli immobili con i clienti. Anzi, la mancanza di indicazioni precise rivolte al Real Estate, ha generato una grande confusione e creato un dibattito acceso sul tema. Un problema che sembra non avere soluzione.

Come sempre vogliamo fare chiarezza per mettere in condizione gli Agenti Immobiliari (e i loro clienti) di operare correttamente senza rischio di multe o guai. Precisiamo subito, però, che come spesso accade dovremo attendere chiarimenti dalle fonti ufficiali. In attesa di indicazioni attendibili (ci auguriamo arrivino entro pochi giorni), dobbiamo muoverci nel contesto attuale.

Vediamo, dunque, se nella Fase 2 sono consentite le visite agli immobili oppure se è opportuno evitarle.

Visite agli immobili Fase 2: DPCM 26 Aprile e FAQ

Per capire se le visite agli immobili sono permesse durante la Fase 2 dobbiamo partire dal DPCM 26 Aprile e dalle FAQ relative al nuovo decreto. Il DPCM 26 Aprile 2020 è la misura varata dal governo che, a partire dal 4 maggio, ha sancito l’avvio della Fase 2: un periodo di relativo alleggerimento delle restrizioni imposte col lockdown. Come avevamo anticipato in un nostro articolo, le Agenzia Immobiliari hanno avuto il via libera alla riapertura proprio a far corso dal 4 maggio. Ovviamente, all’interno degli uffici e nelle relazioni con clienti e colleghi, gli Agenti sono tenuti a rispettare un vero e proprio protocollo di sicurezza. Il punto è che se il DPCM ha consentito il porte aperte per le Agenzie Immobiliari, vi è più di un dubbio sul permesso di visitare gli immobili.

I principi che dominano la Fase 2 sono, in linea di massima, gli stessi della Fase 1: il distanziamento sociale e il freno alla circolazione delle persone. Leggendo le FAQ i concetti vengono ribaditi: gli spostamenti devono essere giustificati per necessità e/o per comprovate esigenze lavorative. Per la precisione, il DPCM 26 Aprile al primo comma lettera a) dell’articolo 1 recita: sono consentiti solo gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute e si considerano necessari gli spostamenti per incontrare congiunti purché venga rispettato il divieto di assembramento e il distanziamento interpersonale di almeno un metro e vengano utilizzate protezioni delle vie respiratorie”.

A questo punto di apre un ulteriore dubbio: la visita agli immobili può essere considerata una “comprovata esigenza lavorativa” per gli Agenti Immobiliari? E per i clienti è una “situazione di necessità”?

Visite agli immobili Fase 2: comprovata esigenza lavorativa e necessità

Per sciogliere il nodo sulle visite agli immobili nella Fase 2, quindi, è bene concentrarsi sul DPCM 26 Aprile nella parte in cui fa riferimento a: “comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità”. Se da un lato per gli Agenti Immobiliari la visita sul posto può costituire una comprovata esigenza lavorativa, non si può considerare come “necessità” del cliente l’appuntamento sull’immobile. Bisogna tenere a mente la ratio delle misure di contenimento e del nuovo decreto: si persegue la riduzione della circolazione delle persone, limitandola solo a stati di bisogni urgenti e inderogabili. Il rischio concreto è che organizzando la visita a un immobile l’Agente Immobiliare la passi liscia appellandosi all’esigenza lavorativa, ma il cliente no. In caso di controllo da parte delle autorità, infatti, quest’ultimo non avrebbe modo di appellarsi a una reale situazione di necessità, col risultato di accollarsi una bella multa da 533,00 € (o più).

Visite agli immobili Fase 2: il cliente può visitare l’immobile assieme all’Agente?

In questa Fase 2, allora, il cliente può visitare l’immobile assieme all’Agente? La risposta sembra proprio no. Stando alla normativa, agli Agenti Immobiliari è potenzialmente consentito di recarsi presso gli immobili da loro gestiti ma lo stesso non vale per il cliente. Far visita agli immobili, ora come ora, espone i clienti al pericolo concreto di essere multati in caso di controlli.

A riguardo, una delucidazione autorevole giunge dalla Prefettura di Milano, che in una nota del 4 maggio offre 3 linee di condotta per la visita all’immobile:

-In assoluto, dovrebbe essere evitata la visita agli immobili abitati perché non si può conoscere con certezza lo stato di salute e le esposizioni al contagio di chi li occupa;

Per gli immobili non abitati è possibile il sopralluogo individuale solo da parte dell’Agente Immobiliare per procedere con il proprio lavoro

E soprattutto:

-Secondo l’interpretazione del Prefetto, per i clienti la visita agli immobili non rientra tra i motivi che legittimano lo spostamento ai sensi del DPCM 26 Aprile 2020.

Visite agli immobili Fase 2: si possono fare ma senza i clienti

In conclusione le visite agli immobili durante la Fase 2 si possono fare ma senza i clienti. Il sopralluogo in spazi non abitati è consentito solo agli Agenti Immobiliari individualmente. Va evitata la visita a immobili occupati. Per l’appuntamento sul posto coi clienti c’è poco da fare: non si può. La visita immobiliare del cliente non rientra tra le concessioni di spostamento del DPCM 26 aprile e in caso di controllo, con tutta probabilità, riceverebbe una multa salata e incontestabile.

Siamo in attesa di indicazioni chiare da parte degli organi competenti che dovrebbero arrivare entro pochi giorni. Ci auguriamo, anche, che vengano permesse a breve le visite agli immobili: dal nostro punto di vista possono essere organizzate pur rispettando scrupolosamente le procedure di sicurezza. Abbiamo offerto un’interpretazione puntuale che dovrebbe aiutare gli operatori del Real Estate a sciogliere ogni dubbio. Nel frattempo invitiamo alla responsabilità tutti gli Agenti Immobiliari perché non si espongano e non espongano i loro clienti a rischi economici e di salute.

Non è ancora tempo di riprendere le visite ma il lavoro prosegue. Ci sono tante cose da fare in questo riavvio e tanti strumenti necessari per poter portare avanti l’operatività dell’agenzia e chiudere le trattative.

fonte notizia sito internet regold.itHouse hunting

Fisco: dalla moratoria alla casa, le novità allo studio nel «decreto Aprile»

Si lavora alla sospensione ampia di obblighi fiscali, alla deroga sui bonus prima casa e a una moratoria sulle sanzioni calcolate per versamenti tardivi

FONTE NOTIZIA IL SOLE 24ORE Articolo di Marco Mobili

Sospensione di pagamenti e adempimenti fiscali più ampia, a partire dagli avvisi bonari. Bonus affitti da estendere agli immobili ad uso non abitativo. Che tradotto potrebbe voler dire alberghi, capannoni e studi professionali. Ma c’è anche l’idea di una moratoria sulle locazioni di bar, ristoranti e pizzerie. Allo studio anche la possibilità di far rientrare tra i rimborsi veloci da modello 730 anche i lavoratori che hanno perso il lavoro a causa dell’emergenza sanitaria dovuta al coronavirus o per effetto delle misure di contenimento.

Sono solo alcune delle misure allo studio del «decreto di aprile» su cui martedì al ministero dell’Economia si è tenuta una lunga riunione di maggioranza per definire il nuovo perimetro di intervento a sostegno di famiglie, lavoratori, autonomi e imprese. In questa direzione vanno ad esempio la proroga e l’allungamento della Cassa integrazione in deroga, così come il reddito di emergenza, destinato a chi non può più lavorare, e un reddito cosiddetto “light” da riconoscere ai lavoratori in nero. Le partite Iva, invece, potranno continuare a richiedere un bonus – da domani si aprono i termini per presentare le domande – che secondo le prime ipotesi salirebbe da 600 a 800 euro.

Sospensione degli adempimenti
Nel decreto di aprile sarà certamente rafforzato il capitolo delle sospensioni degli adempimenti e dei versamenti fiscali. Oltre a quanto anticipato domenica 29 marzo con l’estensione alle scadenze di aprile e maggio, Iva trimestrale inclusa, tra le novità in arrivo c’è la sospensione degli avvisi bonari. In questo modo si va a colmare il paradosso del decreto Cura Italia dove, ad esempio, un debitore si è visto sospendere le cartelle di pagamento e invece chi è stato avvisato dal Fisco “bonariamente”, quindi ancora prima dell’atto di accertamento, è stato chiamato alla cassa.

Bonus prima casa
Altra deroga in arrivo, già annunciata nelle Faq pubblicate venerdì 27 marzo sul sito del Mef, è quella del cosiddetto bonus prima casa. In sostanza si bloccano i due requisiti temporali legati alle agevolazioni fiscali per chi acquista l’immobile da adibire a prima casa ossia i 18 mesi in caso di cambio di residenza da comune a comune, o i 12 mesi concessi dal Fisco per non perdere le agevolazioni Iva e di registro in caso di vendita e riacquisto dell’immobile.

Ritardi nei versamenti
Sui ritardi negli adempimenti o nei versamenti è stato il ministro Gualtieri ad annunciare l’idea di introdurre una moratoria sulle sanzioni per ritardati versamenti. Mentre sulla consegna e gli invii delle certificazioni uniche dei redditi, i cui termini sono scaduti il 31 marzo, come prevede il decreto Cura Italia all’esame del Senato si potrebbe arrivare a una norma che dia copertura giuridica alla “causa di forza maggiore” così da poter prevedere la disapplicazione delle sanzioni.

Altro capitolo da affrontare alla luce delle tante richieste giunte al Mef negli ultimi giorni è quello del bonus affitti per le attività commerciali, di impresa e professionali. La norma oggi riconosce un credito d’imposta del 60% solo alle locazioni di immobili classificati C1, dunque a botteghe e negozi. L’ipotesi su cui la maggioranza e i tecnici si stanno confrontando sarebbe quella di un’estensione agli immobili ad uso non abitativo, a partire da quelli del turismo come gli alberghi, ma anche ai capannoni delle imprese, agli studi professionali e ai casi di affitti d’azienda. Il punto di caduta sull’aliquota del bonus e sulla platea di riferimento sarà stabilito nei prossimi giorni sulla base delle risorse disponibili.

Credito al consumo
Nel decreto di aprile si proverà anche a colmare alcune delle lacune del decreto di inizio marzo. Nel Dl Cura Italia , ad esempio, manca una norma di garanzia o di moratoria dei ratei per i risparmiatori/consumatori che hanno fatto ricorso a forme di credito al consumo, magari anche con cessione del quinto dello stipendio o della pensione. Secondo gli ultimi dati di Bankitalia, a fine gennaio risultavano in corso prestiti di questa natura per oltre 111 miliardi: 3 con scadenza a un anno, 34 tra tre e cinque anni e 74 con scadenze oltre i cinque anni. Il tasso di interesse applicato su questi prestiti, spesso richiesti anche per fronteggiare consumi non proprio imprevisti, è stato a gennaio del 7,96%.

Il problema è stato sollevato da Carlo De Masi, presidente di Adiconsum: «Abbiamo chiesto al governo di introdurre provvedimenti per la sospensione del credito al consumo e i finanziamenti per liquidità anche per tutti quei consumatori oggettivamente in difficoltà con l’adempimento al pagamento delle rate».

Apertura cantieri
Nell’incontro di mercoledì con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, le opposizioni tornano a chiedere l’apertura dei cantieri. Su questo fronte potrebbe essere ripescata la norma già messa a punto per il decreto di marzo con cui il Governo può nominare tra i 10 e i 12 commissari per avviare la realizzazione delle 25 opere ritenute prioritarie dell’Esecutivo. Il confronto sul tema è tutto interno alla maggioranza sulla possibilità o meno di poter concedere ai commissari gli stessi poteri adottati per la realizzazione del ponte di Genova, o, come prevede la norma già messa a punto, una deroga all’articolo 4 del cosiddetto sblocca cantieri.

giuseppe-conte10

 

Lombardia : Conservatorie chiuse bloccano mutui e rogiti

impossibilità di trascrivere le ipoteche per la chiusura degli uffici paralizza anche gli atti indifferibili, complicando la vita di famiglie e imprese

Conservatorie “chiuse per virus” almeno fino al 3 aprile in Lombardia. E Così chi deve stipulare un rogito indifferibile, magari previo mutuo bancario, o va verso la scadenza dei crediti fiscali per l’acquisto della prima casa resta, di fatto, bloccato. La denuncia arriva dal Consiglio notarile di Milano, presieduto dal notaio Carlo Munafò, che spiega: «poichè le norme più restrittive varate dalla Regione Lombardia hanno chiuso tutti gli uffici pubblici, comprese le Conservatorie dei registri immobiliari, gli atti, che possono essere trasmessi telematicamente dai notai, non possono essere trascritti. Ma questo, di fatto, blocca le compravendite. Perchè se in un rogito c’è di mezzo una banca alla quale non si può assicurare che l’ipoteca verrà iscritta immediatamente, questa non eroga il finanziamento e il sistema si paralizza».

Un tema che interessa le famiglie, ma anche le piccole imprese. «E’ quello che è successo – spiega ancora Munafò – pochi giorni fa a un piccolo imprenditore. Attendeva un mutuo importante, ma nell’impossibilità di poter effettuare in tempi certi l’iscrizione ipocetaria, la banca si è tirata indietro, l’atto non è stato stipulato e l’imprenditore si è trovato in crisi di liquidità. Questo rischia di danneggiare la filiera, soprattutto immobiliare e delle costruzioni».
E poi ci sono i crediti fiscali di cui beneficiare entro certi termini per l’acquisto della prima casa. «Come fare – spiega ancora Munafò – se un soggetto pronto all’acquisto, con questi ritardi, non riesce a rogitare entro i termini di decadenza? Il buon senso imporrebbe di dilazionarli o di “congelare” i termini di scadenza. Ma nessuna norma, al momento, lo prevede o è stata interpretata in tal senso».

In realtà, una possible situazione per “tamponare” l’emergenza esiste. Si tratta del cosiddetto “Deposito prezzo”, ovvero la possibilità, per un acquirente o una banca, di versare la cifra dovuta su un conto segregato (quindi in nessun modo “aggredibile” dal notaio per sue vicende personali). Cifra che poi sarà girata alla parte venditrice non appena effettuata la trascrizione dell’atto. Una sorta di cuscinetto” per tutelare il compratore da formalità pregiudiziali. «Si tratta però – precisa Munafò – di una possibilità che va spiegata alle parti e sulla quale devono essere tutti concordi».

Per questo, il Notariato lombardo chiede sia tempi certi per la riapertura delle Conservatorie e quindi del servizio di pubblicità immobiliare, sia
un chiarimento normativo sulla sospensione dei termini per gli adempimenti tributari, che includa anche i termini decadenziali dei crediti fiscali.

FONTE NOTIZIA:

il Sole 24 ore – Articolo di Laura Cavestrifirma notaio contratto

Cosa succede se non si paga l’IMU

Una volta passata la scadenza per il pagamento della seconda rata dell’Imu, molti italiani si pongono la fatidica domanda: cosa succede se non pago l’Imu o se ho commesso un errore?

Mancato pagamento o inferiore al dovuto

La strada da percorrere è sempre quella del ravvedimento tramite il modello F24. Le sanzioni e gli interessi devono essere corrisposti insieme all’importo dovuto. Ci sono tre tipi di ravvedimento:

  • Sprint: Può essere effettuato entro 14 giorni dalla scadenza e prevede una sanzione pari allo 0,2% della tassa per ogni giorno di ritardo;
  • breve: può essere effettuato entro un mese dalla scadenza e prevede una sanzione del 3% dell’Imu dovuta;
  • lungo: entro un anno dalla scadenza, con una sanzione del 3,5% dell’imposta. In tutti i tre i casi è neccessario aggiungere alle sanzioni anche gli interessi legali, pari al 2,5% su base annuale. Trascorso il termine di un anno, la sanzione da applicare è pari al 30% dell’imposta.

Errore nel codice ente

Nel caso in cui il contribuente abbia commesso un errore nell’indicare il codice ente, tutto dipende da quanto stabilito dal Comune di competenza. Alcuni hanno infatti stabilito che “restano validi e non sanzionabili i versamenti eseguiti (…) a concessionario e/o ad altro comune”.

Per il contribuente si aprono due possibilità: chiedere al comune che non doveva ricevere la somma di riversarla al municipio competente o riversare al comune dove è ubicato l’immobile l’Imu e chiedere il rimborso al comune sbagliato.

Versamento unico immobile in comproprietà

A differenza dell’Ici, la normativa Imu prevede che per un’immobile in comproprietà, ogni proprietario deve versare un importo proporzionale alla parte posseduta. Ma cosa succede se un uno dei contitolari effettua l’intero versamento?

Anche in questo caso, tutto è lasciato al buonsenso del Comune, che, nel peggiore dei casi, potrebbe anche chiedere agli altri contitolari di versare quanto dovuto, obbligando il contribuente che ha sbagliato a chiedere un rimborso.

Importo superiore al dovuto

Nel caos Imu provocato da delibere comunali spesso incomprensibili ed emesse all’ultimo momento, potrebbe verificarsi il caso che un contribuente paghi più di quando dovuto. In questo caso il contribuente dovrà chiedere il rimborso al proprio comune, anche se non esiste c’è una regolamentazione unica sull’argomento.

Ciò che è sicuro è che il rimborso non si può chiedere tramite il modello F24, perché i codici da usare per i versamenti Imu si possono usare solo per gli importi a debito.

 

FONTI NOTIZIA  siti    idealista   e    ilsole24ore

Bonus ristrutturazioni 2019.. le novità

l testo della legge di Bilancio 2019 arrivato in Parlamento contiene la tanto attesa proroga del bonus ristrutturazioni per il 2019. Vediamo tutte le novità sulle detrazioni fiscali per gli interventi di ristrutturazione della propria casa.

Proroga per il 2019 del bonus ristrutturazioni

La nuova legge di bilancio ha prorogato il bonus ristrutturazioni per il 2019, ovvero la detrazione fiscale Irpef del 50% per le spese sostenute dal contribuente per interventi di restauro, manutenzione, messa in sicurezza dell’immobile.

I contribuenti portanno godere della detrazione del 50% delle spese sostenute e pagate con bonifici, effettuate dal 26 giugno 2012 al 31 dicembre 2019 con un limite massimo di 96mila euro per ciascuna unità immobiliare.

Bonus ristrutturazioni 2019: ecco come richiederlo

Per poter usufruire del bonus ristrutturazioni per il 2019 i contribuenti dovranno indicare nella dichiarazione dei redditi (da utilizzare il modello 730 o il modello Unico) i dati catastali identificativi dell’immobili, gli e

stremi di registrazione dell’atto che ne costituisce il titolo di possesso. Inoltre il contribuente deve conservare ed esibire, a richiesta degli uffici, i documenti indicati nel provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 2 novembre 2011.

I documenti necessari per il bonus ristrutturazioni

I documenti necessari per usufruire del bonus ristrutturazioni 2019 saranno i seguenti:

  • Comunicazione Asl
  • Domanda di accatastamento, nel caso in cui l’immobile non sia ancora censito
  • Ricevute di pagamento dell’Ici e dell’Imu, qualora sia dovuto il pagamento
  • Delibera dell’assemblea che ha approvato l’esecuzione dei lavori+tabella millesimale di ripartizione delle spese, nel caso gli interventi riguardino le parti comuni degli edifici residenziali
  • Dichiarazione di consenso del possessore dell’immobile all’esecuzione dei lavori
  • Per gli acquisti contemporanei di casa e box, un documento indicante il vincolo di pertinenza del box con la casa
  • Concessioni, autorizzazioni e ove non previste dalla Legge, dichiarazione sostitutiva dell’atto di noterietà sulla quale indicare la dati di inizio dei lavori e che i lavori eseguiti siano agevolabili
  • Ricevuta dell’avvenuta trasmissione della Comunicazione Enea, obbligatoria dal mese di settembre

Bonus ristrutturazioni 2019,  un aiuto dall’Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate ogni anno viene in aiuto dei consumatori con una guida ai principali bonus sulla casa. L’ultima guida pubblicata sul bonus ristruttuazioni 2018,contiene molte informazioni utili da utilizzare per usufruire delle detrazioni del 50% anche per il prossimo anno.

Bonus ristrutturazioni 2019, tutte le ultimissime nel Def

Se le nuove misure per la casa, tra cui la proroga del bonus ristrutturazioni 2019, sono contenute nella legge di Bilancio 2019, un documento molto importante è il Def 2019. Il documento di economia e finanza rappresenta un importante strumento di programmazione economica, che contiene tutte le linee guida della manovra economica per il 2019.

 

Ecobonus 2018, le aliquote al 50 e 65%

La Legge di Bilancio 2018 ha ridisegnato gli incentivi dell’ecobonus per agevolare maggiormente i lavori che migliorano la prestazione globale degli edifici. Nel 2018 ci sarà infatti la possibilità di detrarre gli interventi di efficienza energetica con aliquote diverse a seconda dell’intervento. A prescindere dalla percentuale detraibile l’ecobonus si applica come detrazione dall’IRPEF o dall’IRES ed è ripartita in dieci quote annuali uguali, a partire dall’anno in cui è sostenuta la spesa e in quelli successivi.

Ecobonus 65%: quando si può sulla singola unità immobiliare?

Fino al 31 dicembre 2018 si potrà usare la detrazione del 65% per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici per:
– interventi che migliorano almeno del 20% il fabbisogno annuo di energia primaria rispetto ai requisiti del DM 11 marzo 2008
– interventi di coibentazioni di strutture opache verticali e orizzontali che rispettano i requisiti del DM 11 marzo 2008
– installazione di pannelli solari per produrre acqua calda
– sostituzione degli scaldacqua tradizionali con quelli a pompa di calore
– sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione di efficienza pari alla classe A e installazione contestuale di sistemi di termoregolazione evoluti
– acquisto e posa in opera di micro-cogeneratori in sostituzione di impianti esistenti, fino a un valore massimo della detrazione di 100mila euro (l’intervento deve portare a un risparmio energetico almeno del al 20%)
– acquisto, installazione e messa in opera di dispositivi multimediali per il controllo da remoto degli impianti di riscaldamento, acqua calda e climatizzazione.

Ecobonus 50% su singola unità: quando?

Dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2018, nelle singole unità immobiliari, la detrazione è ridotta al 50% per:
– acquisto e posa in opera di finestre con infissi;
– acquisto e posa in opera di schermature solari;
– sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti con caldaie a biomassa e caldaie a condensazione con efficienza pari alla classe A di prodotto prevista dal Regolamento delegato (VE) N. 811/2013;
– acquisto e posa in opera di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili, fino a un valore massimo della detrazione di 30mila euro.

Ecobonus condomini: agevolazione maggiorata fino al 2021

L’Ecobonus sui condomìni resta fino al 2021 e i lavori sulle parti comuni o che interessino tutte le unità potranno:
– usufruire della detrazione del 70% se le operazioni interessano più del 25% della superficie disperdente dell’edificio
– usufruire di una detrazione del 75% se si migliora la prestazione energetica invernale ed estiva almeno pari alla qualità media di cui al DM 26 giugno 2015.

Un incentivo maggiore (80% se determinano il passaggio a una classe di rischio inferiore e 85% in caso di passaggio a due classi di rischio inferiori) avranno gli interventi sulle parti comuni dei condomini nelle zone sismiche 1, 2 e 3, finalizzati alla riduzione del rischio sismico e alla riqualificazione energetica. La detrazione sarà ripartita in 10 quote annuali uguali e verrà calcolata su una spesa massima di 136 mila euro moltiplicata per il numero delle unità immobiliari del condominio.

Ecobonus sulle case popolari

Novità anche per le case popolari che da quest’anno possono beneficiare di tutte le detrazioni per gli interventi di riqualificazione energetica e non più solo di quelle sulle parti comuni con detrazione del 70% e del 75%).

Ecobonus: cessione del credito estesa alle singole unità

La possibilità di cessione del credito viene estesa anche agli interventi di riqualificazione energetica sulle singole unità immobiliari, non solo alle parti comuni dei condomini. Nel 2018 i contribuenti incapienti (cioè con meno di 8.000 euro di reddito nel 2017) possono cedere per lavori sul singolo appartamento il loro credito d’imposta a banche e intermediari finanziari.

FONTE DELLA NOTIZIA SITO: AdobeStock_76812978_483330 EDILTECNICO.IT

 

 

Agevolazioni fiscali ristrutturazioni edilizie 2017, chi ne ha diritto?

Possono usufruire della detrazione sulle spese di ristrutturazione tutti i contribuenti assoggettati all’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef), residenti o meno nel territorio dello Stato.

L’agevolazione spetta non solo ai proprietari degli immobili, ma anche ai titolari di diritti reali/personali di godimento sugli immobili oggetto degli interventi e che ne sostengono le relative spese:

  • proprietari o nudi proprietari;
  • titolari di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione o superficie);
  • locatari o comodatari;
  • soci di cooperative divise e indivise;
  • imprenditori individuali, per gli immobili non rientranti fra i beni strumentali o merce;
  • soggetti indicati nell’articolo 5 del Tuir, che producono redditi in forma associata (società semplici, in nome collettivo, in accomandita semplice e soggetti a questi equiparati, imprese familiari), alle stesse condizioni previste per gli imprenditori individuali.

Hanno diritto alla detrazione, inoltre, purché sostengano le spese e siano intestatari di bonifici e fatture:

  • il familiare convivente del possessore o detentore dell’immobile oggetto dell’intervento (il coniuge, il componente dell’unione civile, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado);
  • il coniuge separato assegnatario dell’immobile intestato all’altro coniuge;
  • il convivente more uxorio, non proprietario dell’immobile oggetto degli interventi né titolare di un contratto di comodato, per le spese sostenute a partire dal 1° gennaio 2016.

In questi casi, ferme restando le altre condizioni, la detrazione spetta anche se le abilitazioni comunali sono intestate al proprietario dell’immobile.

Nel caso di due comproprietari di un immobile, se la fattura e il bonifico sono intestati a uno solo di essi, ma le spese di ristrutturazione sono state sostenute da entrambi, la detrazione spetta anche al soggetto che non è stato indicato nei predetti documenti, a condizione che nella fattura sia annotata la percentuale di spesa da quest’ultimo sostenuta.

Se è stato stipulato un contratto preliminare di vendita di una casa (compromesso), l’acquirente dell’immobile ha diritto all’agevolazione se:

  • è stato immesso nel possesso dell’immobile;
  • esegue gli interventi a proprio carico;
  • è stato registrato il compromesso.

Può richiedere la detrazione anche chi esegue in proprio i lavori sull’immobile, limitatamente alle spese di acquisto dei materiali utilizzati.

La guida aggiornata

Il 14 giugno 2017 l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la guida aggiornata sulle agevolazioni fiscali relative alle ristrutturazioni edilizie.

Fonte notizia sito IDEALISTA .IT

 

Casa : Ecco tutte le agevolazioni 2017

detrazioni-fiscali-ristrutturazione-660x440-620x400jpg

La legge di stabilità, approvata l’11 dicembre 2016, prevede detrazioni fiscali per le ristrutturazioni edili (50%), per i lavori di miglioramento dell’efficienza energetica (65%) e per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici (50%).

L’inizio di un nuovo anno è il momento ideale per fare progetti e per cominciare a dare forma ai buoni propositi. Prima di pianificare, però, è necessario sapere quali sono le opportunità di cui poter approfittare. Per quanto riguarda la casa, anche per il 2017, saranno previste agevolazioni statali per chi vorrà ristrutturare la propria abitazione (50%), fare dei lavori di miglioramento dell’efficienza energetica (65%), e acquistare mobili e grandi elettrodomestici (50%). I bonus fanno parte della legge di stabilità approvata l’11 dicembre 2016, che prevede anche delle detrazioni fiscali per chi deciderà di intraprendere interventi antisismici per la propria abitazione.

Eco bonus

Se avete intenzione di sostituire gli impianti di climatizzazione invernale, installare pannelli solari per la produzione di acqua calda o fare altri interventi di riqualificazione energetica globale, fino al 31 dicembre 2017 avrete diritto a una detrazione del 65%. Il bonus verrà spalmato per 10 anni sull’Irpef, nel caso delle persone fisiche, o sull’Ires, nel quello delle società. Anche per l’eco bonus, come per il sisma bonus, la percentuale di detrazione sarà graduata in base all’entità dei lavori effettuati. Quindi per le singole abitazioni si ha diritto a un bonus del 65%, mentre si potrà salire al 70% se l’intervento interessa “almeno il 25% dell’involucro edilizio” come nel caso in cui si decida di dotare lo stabile del cosiddetto “cappotto termico” e al 75% quando l’intervento porti al miglioramento della prestazione energetica non solo invernale ma anche estiva. Questi incentivi, nel caso interessino parti comuni degli edifici condominiali o tutte le unità immobiliari dello stabile, saranno validi per gli anni di imposta dal 2017 al 2021 per un massimo di 40mila euro all’anno per abitazione. Dalla versione finale della legge è assente l’estensione dell’agevolazione alla bonifica dell’amianto in condominio, che è stata eliminata in ultima lettura.

Bonus ristrutturazioni

La manovra 2017 prevede una proroga della detrazione Irpef del 50% per chi decide di fare dei lavori di ristrutturazione edilizia entro il 31 dicembre 2017. La soglia massima sarà di 96mila euro e coprirà, ad esempio, interventi di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo. Rientrano all’interno del bonus anche i lavori necessari per la ricostruzione o il ripristino di un immobile danneggiato a seguito di una calamità, a condizione “che sia stato dichiarato lo stato di emergenza”. L’agevolazione riguarda le persone fisiche e gli immobili residenziali, e sono detraibili anche le opere di manutenzione delle parti comuni.

Bonus mobili

Nel 2017 potrà usufruire di agevolazioni fiscali anche chi deciderà di comprare nuovi mobili o grandi elettrodomestici per la propria abitazione. Per queste spese avrà diritto a una detrazione fiscale del 50% per un massimo di 10mila euro, a patto che l’ammodernamento avvenga in parallelo ai lavori di ristrutturazione in casa. Per quanto riguarda gli elettrodomestici ci si potrà avvalere del bonus solo acquistando apparecchiature di classe energetica non inferiore alla A+ (solo per i forni è ammessa la classe A) e per le quali è prevista l’etichetta energetica. Mentre tra gli arredi sono previsti: letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli, sedie, comodini, divani, poltrone, credenze, ma anche materassi e apparecchi di illuminazione. A differenza dell’anno scorso, il bonus mobili non prevede specifiche agevolazioni per i giovani, che quindi potranno godere delle detrazioni solo nei casi elencati in precedenza.

FONTE DELLA NOTIZIA : tg24.sky.it/tg24/cronaca/2017

 

 

Scadenze Imu e Tasi 2016 … eccovi qualche chiarimento

images55

Domani 16 giugno 2016 è il termine ultimo per il versamento della prima rata delle imposte sulla casa.

A pagare quest’anno sono i proprietari di prime case di lusso e di immobili diversi dall’abitazione principale, mentre sono previste esenzioni e riduzioni per particolari tipologie immobiliari. Vediamo tutte le novità di quest’anno, ricordando che chi versa in ritardo Imu e Tasi andrà incontro a determinate sanzioni.

Tasi prima casa 2016

Dal 2016 non si paga la Tasi sulle case utilizzate dal proprietario come prima casa, secondo la definizione contenuta nel decreto Salva-Italia. Si tratta dell’immobilie nel quale il proprietario e il suo nucleo familiare vivono abitualmente e risiedono anagraficamente. Se i componen

ti del nucleo familiare risiedono in case diverse nello stesso Comune, solo una avrà l’esenzione, se sono in Comuni diversi, entrambi avranno l’esenzione. La casa deve essere iscritta come un’unica unità immobiliare

Esenzione pertinenze Tasi 2016

Esenti dal pagamento della Tasi 2016 anche le pertinenze dell’abitazione principale, sempre nei limiti fissati dal 2012. Vengono considerate pertinenze i box auto (categoria catastale c-6), le tettoie e i magazzini (c-7), locali di sgombero e cantine 8C/2), ma solo una pertinenza per ciascuna categoria catastale.

Imu terreni agricoli 2016 e imbullonati

Da quest’anno entra in vigore l’esenzione dell’Imu per i terreni agricoli 2016 per i coltivatori diretti e per gli imprenditori agricoli professionali (IAP). La legge di Stabilità per il 2016 cancella la classificazione dell’Istat introdotta meno di un anno fa tra terreni montani, parzialmente montani o di pianura e rintroduce la vecchia classificazione dei terreni agric

oli

A partire dal primo gennaio 2016 le imprese possono escludere i macchinari imbullonati dal calcolo della rendita e quindi dalla base imponibile fiscale per il pagamento dell’Imu.

Imu case di lusso

L’esenzione n

on vale per le case di lusso, che continueranno a pagare l’Imu e la Tasi 2016. Le categorie catastali A1, A8 e A9 (ovvero case signorili, ville e castelli) continueranno a pagare l’Imu 2016, ma con un’aliquota agevolata al 4 per mille e una detrazione di 200 euro.

Tasi inquilini

La Legge di Stabilità prevede l’abolizione della Tasi 2016 anche per gli inquilini che hanno scelto l’unità immobiliare come abitazione principale. Continueranno a pagarla gli studenti fuorisede o chi si sposta per lavoro senza spostare però la propria residenza. La quota abolita agli inquili

ni non si sposterà sui proprietari che continueranno a pagare una quota tra il 70 e il 90%.

Tasi comodato uso gratuito

Riduzione del 50% della base imponibile dell’imposta per i proprietari che concedono ai figli un immobile in comodato gratuito. Sempre e quando si rispettino determinate condizioni. 

Tasi coniugi separati

I separati e i divorziati la c

ui casa coniugale è stata assegnata all’ex da una sentenza di separazione o per annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio non dovranno pagare la Tasi. Stop, dunque, alle tasse sulla prima casa per i separati che lasciano l’abitazione all’ex coniuge.

Imu immobili invenduti

Gli immobili invenduti delle imprese costruttrici continueranno a pagare l’Imu, ma con un’aliquota agevola dell’1 per

mille.

Aliquota Imu canone concordato

Nella legge di stabilità 2016 sono previste anche agevolazioni per le case date in affitto a canone concordato, che usufruiranno di una riduzione Imu del 25%. 

Imu e Tasi case inagibili e dimore storiche

I proprietari di immobili inagibili, inabitali e dimore storiche hanno diritto ad una riduzione del 50% della base imponibile di Imu e Tasi

Imu e Tasi per i residenti all’estero

Anche i cittadini residenti all’estero dovranno pagare l’Imu e la Tasi, ad eccezione dei cittadini che percepiscono una pensione nel Paese di residenza, a condizione che l’immobile posseduto in Italia non sia locato o dato in comodato d’uso.

FONTE DELLA NOTIZIA SITO INTERNET IDEALISTA.IT

 

 

Casa, meglio comprare con un mutuo o con il nuovo leasing agevolato?

mutuo-casa2Nell’ultimo anno sono stati stipulati in Italia molti più mutui: il 97% in più stando agli ultimi dati dell’Abi. Un terzo di questi sono surroghe, cioè miglioramenti di vecchi mutui (modificando tasso e/o durata). Il tutto però a fronte di un mercato immobiliare che sta leggermente risalendo dopo anni di crisi. Cresce la domanda e crescono un po’ le compravendite ma non certo i prezzi. La legge della domanda e dell’offerta del resto è di limpida semplicità: i prezzi crescono solo quando la domanda supera l’offerta. In questo contesto che la domanda superi l’offerta è tecnicamente impossibile considerata la mole di immobili invenduti che circola.

In ogni caso dalla ripartenza del mercato immobiliare dipende anche buona parte della ripresa economica perché il real estate crea lavoro su ampia scala e favorisce un certo ottimismo che si autoalimenta. È anche per questo motivo che probabilmente il governo ha introdotto da gennaio delle importanti agevolazioni in tema di leasing immobiliare.

Finora il leasing è conosciuto prevalentemente dai privati per la macchina, l’obiettivo è agganciarlo anche al concetto della casa. È previsto in particolare che chi sceglie la formula del leasing, preferendola al mutuo, all’affitto o all’affitto con diritto di riscatto, abbia il fisco particolarmente amichevole. Cosa è il leasing? In due parole: la banca acquista l’immobile e il cliente prende possesso dell’immobile pagando un canone d’affitto (a tasso fisso o variabile) periodico fissando all’inizio dell’operazione anche il prezzo dell’eventuale riscatto, al termine del piano di leasing che solitamente dura 12 anni ma in questi casi può spingersi anche fino a 20.

Secondo la nuova legge di stabilità, gli under 35 con un reddito annuo non superiore a 55mila euro possono detrarre ogni anno dall’Irpef il 19% fino a un massimo di canoni pagati di 8mila euro (quindi 1.520 euro). Per gli over 35 anni invece l’agevolazione è identica a quella oggi prevista per il mutuo prima casa, si può detrarre il 19% ma fino a 4mila euro (quindi massimo 758 euro l’anno). La grande differenza con il mutuo però riguarda il fatto che nel leasing il montante su cui calcolare il 19% di esenzione fiscale è dato dall’intero importo del canone mentre sul mutuo riguarda solo la quota interessi della rata.

Ad esempio se in un anno ho pagato su un mutuo rate per 6mila euro ma di questi 6mila, 4mila rappresentano la quota capitale e 2mila la quota interessi, su un mutuo prima casa il 19% viene calcolato su 2mila. Mentre nel caso del leasing sarebbe calcolato su 6mila.

Inoltre per il leasing è prevista un’altra agevolazione. Chi decide di riscattare l’immobile al prezzo concordato inizialmente e quindi di passare dalla condizione di locatario a quella di proprietario, potrà detrarre dall’Irpef il 19% di un importo massimo di 20mila euro. Se quindi per riscattare la casa aggiungo 30mila euro, potrò detrarre dall’Irpef 3.600 euro (cioè il 19% di 20mila).

FONTE NOTIZIA: Il Sole 24 Ore